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Entrambi questi argomenti sono ancora oggi oggetto di controversia e di critica, ma, proprio per questo, anche di ricerca e di studio. Per fare chiarezza sul tema della relazione tra occlusione e postura vi proponiamo l’introduzione al corso “Rapporto tra occlusione e postura” nelle parole del Dott. Umberto Martino, Docente del corso, sulla sua esperienza in materia.

Gestione dei casi protesici complessi: il punto di partenza

Già nel 1992, all’inizio del mio percorso professionale, nella pratica quotidiana facevo molta fatica a gestire i casi protesici, soprattutto quelli complessi. Infatti avvertivo la difficoltà di gestire, di comprendere la situazione attuale del paziente, di fare una valutazione diagnostica e poi, alla fine di tutto il percorso terapeutico, una volta inseriti i dispositivi definitivi manufatti protesici nel cavo orale, la difficoltà di gestire questi nell’ambito della bocca.

La difficoltà era, ed è, comprendere la patologia disfunzionale del paziente e trovare la soluzione, l’opzione terapeutica più affidabile, anche perché il ventaglio delle soluzioni terapeutiche era, ed è, vasto.

Avevo sentito parlare a corsi, convegni e conferenze di arco facciale, di pantografo, di articolatore a valori semi-individuali, di articolatore a valore individuale; negli ultimi anni sono state introdotte sul mercato apparecchiature che permettono la registrazione di parametri clinici, quali le lateralità, le traiettorie condilari, tutti parametri che possono essere trasferiti su articolatori dedicati.

Che strada scegliere nel caso di una riabilitazione complessa?

Proviamo a fare questa riflessione: abbiamo davanti un paziente con una situazione protesica da ristabilire, una riabilitazione complessa, e dobbiamo trasferire i parametri del paziente in modo individuale al laboratorio odontotecnico per lo studio del caso.

Poiché si parla di individuale, e quindi individuale vuol dire abituale, tu tratteresti un paziente secondo i suoi parametri abituali, quindi parametri superindividuali, trasferiti al laboratorio? Costruiresti un progetto protesico di un paziente con i valori abituali, quindi individuali? Io penso di no.

Se facessimo in questo modo, alla fine arriveremmo al punto di partenza, a quando il paziente si è rivolto al nostro studio, cioè ritorneremmo alla recidiva, alla problematica, perché non abbiamo fatto altro che perpetuare la problematica del paziente, abituale quindi individuale.

Non sarebbe, invece, più logico registrare e innanzitutto intercettare un parametro clinico che è fondamentale, quello del rapporto intermascellare?

Perché valutare la relazione tra occlusione e postura?

Allora quello che io mi domandavo era: ma intanto, bite o non bite, è sempre necessario un dispositivo occlusale?

Nel campo della gnatologia è necessario identificare il tipo di disturbo e – nel caso servisse un dispositivo occlusale – costruire un dispositivo occlusale specifico: la correzione individuale di quel paziente; così come nel caso degli occhi per ripristinare la funzione oculare, nel caso della bocca per ripristinare la funzione occlusale. Fondamentale è il ripristino della funzione masticatoria del paziente, sia che si parli di protesi sia che si parli di gnatologia: l’obiettivo è proprio questo.

Relazione tra occlusione e postura: guarda il caso clinico tratto dal corso

Vuoi sapere di più sul corso “Rapporto tra occlusione e postura” da cui è tratto l’articolo? Guarda gratuitamente l’estratto relativo al caso clinico.