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I restauri indiretti nel dente trattato endodonticamente

Quali sono gli effetti dei restauri rispetto alle otturazioni convenzionali per il restauro dei denti trattati endodonticamente?

In questo articolo, Luca Tacchini mette a confronto le corone singole con i convenzionali sistemi di otturazione nel dente trattato endodonticamente, citando alcuni estratti di letteratura scientifica in materia.

Buona Lettura.

Il restauro indiretto su elementi devitali

 

Attualmente l’odontoiatria adesiva e i materiali compositi e ceramici consentono di recuperare elementi dentari compromessi con tecniche molto conservative, con restauri coronali parziali, che consentono di preservare la struttura dentale residua ed evitando di devitalizzare denti solo per la necessità di posizionare perni in fibra di vetro nei canali radicolari.

La scelta del tipo di restauro dipende dalla quantità di dente rimanente e conseguentemente può influire sulla durata nel tempo e sul costo della terapia.

Se l’utilizzo di un restauro indiretto su un elemento vitale è una pratica abbastanza diffusa, lo è meno su elementi devitali per i quali è più frequentemente adottata una ricopertura totale.

E’ assodato che il dente trattato endodonticamente richieda un restauro definitivo che sigilli la terapia endodontica, protegga il dente dalla comparsa di rime di frattura o incrinature della sostanza dentale residua.

Per tale motivo il sigillo della guttaperca andrebbe effettuato il prima possibile, anche immediatamente dopo la seduta endodontica.

Corone singole versus otturazioni convenzionali per il restauro di denti devitali

 

Nell’articolo di Sequeira-Byron P, Fedorowicz Z, Carter B, Nasser M, Alrowaili EF intitolato – Single crowns versus conventional fillings for the restoration of root-filled teeth-(Cochrane Database Syst Rev. 2015 Sep 25;(9):CD009109. doi: 10.1002/14651858.CD009109.pub3) viene effettuata una revisione sistematica della letteratura mettendo a confronto le corone singole con i convenzionali sistemi di otturazione nel dente trattato endodonticamente.

Le conclusioni recitano che:

“non ci sono prove sufficienti per valutare gli effetti delle corone rispetto alle otturazioni convenzionali per il restauro trattati endodonticamente.

Fino a quando non saranno disponibili ulteriori studi, gli Odontoiatri dovrebbero continuare a basare le decisioni terapeutiche sul recupero dell’elemento dentario sulla propria esperienza clinica, tenendo in considerazione le circostanze individuali e le preferenze dei loro pazienti.

Il buonsenso dell’odontoiatra e le valutazioni cliniche stanno quindi alla base del successo del trattamento.

Tassi di sopravvivenza di corone a copertura totale e restauri compositi in resina

 

Altra review interessante e attuale è quella di Suksaphar W, Banomyong D, Jirathanyanatt T, Ngoenwiwatkul Y, pubblicata sul Restor Dent Endod. 2017 Aug;42(3):157-167. doi: 10.5395/rde.2017.42.3.157. Epub 2017 Jul 31 e intitolata “Survival rates against fracture of endodontically treated posterior teeth restored with full- coverage crowns or resin composite restorations: a systematic review”.

In questa revisione sistematica vengono esaminati gli attuali studi clinici che hanno valutato i tassi di sopravvivenza dei denti posteriori trattati endodonticamente restaurati con corone o restauri in resina compositi.

Come recita l’articolo:

“Le pubblicazioni dal 1980 al 2016 sono state cercate su PubMed, ScienceDirect, Web of Science, MEDLINE e SCOPUS. Gli studi inclusi sono stati selezionati in base ai criteri di inclusione ed esclusione. Sono stati inclusi tre studi clinici: uno studio randomizzato controllato, uno studio prospettico e uno studio di coorte retrospettivo. I tassi di sopravvivenza raggruppati variavano rispettivamente dal 94% al 100% e dal 91,9% al 100% per le corone e il composito di resina.

 

 

 

 

 

La maggior parte dei denti non ha avuto più di 3 perdite superficiali della struttura del dente. Gli studi inclusi erano eterogenei e non erano appropriati per ulteriori meta-analisi. Le prove attuali hanno suggerito che i tassi di sopravvivenza contro la frattura dei denti posteriori trattati endodonticamente restaurati con corone o compositi resinosi non erano significativamente diversi nei denti con una perdita minima o moderata della struttura del dente.”

Come si comportano a lungo termine i restauri indiretti

 

La ricerca dimostra che il comportamento a lungo termine di restauri diretti e indiretti è sovrapponibile e l’adesione, attraverso i moderni sistemi adesivi, consente non solo di legare saldamente al dente residuo un restauro indiretto, ma di rinforzare la struttura dentale residua già a partire dalla fase intermedia in cui si sviluppa il Build-up.

Nei restauri adesivi indiretti l’adesione non è l’unico elemento a giocare un ruolo chiave: con essa anche la morfologia cavitaria pre e post preparazione gioca un ruolo di primaria importanza.

Inoltre i restauri indiretti dei settori posteriori sono maggiormente conservativi a livello dei tessuti parodontali e risultano particolarmente vantaggiosi qualora l’elemento dentale da restaurare presenti creste marginali o cuspidi deficitarie/ compromesse.

Conditio sine qua non per realizzare un restauro indiretto è che la porzione di elemento dentale pronta per esser improntata abbia in sé i requisiti strutturali per sopportare il carico masticatorio e le forze tensili tangenziali.

Non va mai sottovalutata quindi la tipologia di cavità da preparare, non dipendente dall’estetica ma, in primis, dalle necessità biomeccaniche.

I restauri indiretti rappresentano quindi un’ottima opportunità riabilitativa con ridotto rischio di fallimento.

In un ottica moderna la classica corona dovrebbe essere eseguita solo come rifacimento di una corona preesistente o solo nei casi di assenza importante di smalto nella struttura dentale residua, da sfruttare per la cementazione di un manufatto in composito o ceramica da cementare adesivamente.

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