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Occlusione Dentale: quale rapporto con la postura?

Esiste davvero un rapporto tra occlusione dentale e postura?

Ospitiamo sul nostro blog un contributo del Dott. Umberto Martino, medico odontoiatra esperto di gnatologia e kinesiologia applicata, che illustra il suo punto di vista sul rapporto tra occlusione dentale e postura. Il tema viene poi approfondito attraverso l’illustrazione di un caso clinico correlato ad una video case history.

Buona lettura!

Il punto di vista del Dott. Martino

Quando qualcuno mi chiede: “di cosa ti occupi?” Io, ancora alla ricerca di una risposta efficace rispondo: mi occupo di gnatologia, di occlusione e postura.
Qualche collega risponde: “Ah gnatologia…”, come se la gnatologia, quella roba lì, che attiene a un bite, al bruxismo ecc… non fosse all’altezza, vuoi mettere uno specialista in gnatologia con uno specialista in conservativa, protesi, la grande chirurgia parodontale?

Diciamo la verità, siamo considerati un po’ al margine dell’odontoiatria.

Poi quando mi capita di chiedere a qualche collega (anche illustre):
“che tipo di protocollo “occlusale” viene utilizzato per lo studio di un caso clinico, in protesi, implantoprotesi (le superfamosissime all on four), l’ortodonzia…?”
Ecco che ad un certo punto ti accorgi che i metodi utilizzati dai colleghi sono i più vari e qualche volta i più bizzarri.

Qualcuno prende l’arco facciale come se fosse la soluzione, avere i modelli montati in articolatore rappresenta quanto di meglio e unico si possa fare; qualcun altro prima “sprogramma” l’occlusione con un Jig., un altro ancora, coadiuvato dall’odontotecnico, ci prova nel costruire temporaneamente un bite e poi vedere cosa succede al paziente, e poi per finire, anche se la lista degli approcci possibili è parecchio lunga, altri provano a introdurre protesi provvisorie (fisse o mobili), cercando l’occlusione migliore, le lateralità, la fonetica (col metodo occhiometrico), nei casi più difficili l’operazione si dilunga nel tempo, prima della realizzazione di manufatti definitivi

…alla ricerca dell’occlusione perduta! La realtà è questa.

L’occlusione per me rappresenta oggi l’obiettivo da raggiungere tutti i giorni, qualunque sia il trattamento odontoiatrico.

Tutti gli specialisti, ad esempio l’oculista, cosa fa? ll suo obiettivo è recuperare la vista mediante la terapia più idonea, dall’occhiale all’intervento, per l’ortopedico recuperare la funzione di un’articolazione con le terapie medico-chirurgiche specifiche.

La “fregatura” della professione odontoiatrica è che ha l’obiettivo di ripristinare i denti, non la funzione d’organo, la più importante: l’occlusione.
Più o meno il paziente mastica, e va bene così. Certo in Gnatologia siamo ancora oggi nell’ordine del più o meno.

Il problema vero nasce dalla difficoltà che la maggior parte dei colleghi incontra nella gestione iniziale del caso clinico. Non capire che tipo di paziente (occlusione) ha davanti. No diagnosi ? No terapia!

In ortodonzia, qualcuno vuole togliere i quattro premolari, qualcuno no, passiamo dalla distruzione alla conservazione, ed è tutto considerato nella norma.

Qualche collega propone delle faccette su incisivi a pazienti con un’occlusione improbabile, a pazienti con evidente laterodeviazione della mandibola (mi riferisco a casi pubblicati).

Lo studio dell’occlusione viene affrontato con vari metodi, molti colleghi si avvalgono di strumenti elettronici per la rilevazione di squilibri muscolari e quindi occlusali.

Dopo 15 anni di approfondimento della materia, l’unico approccio efficace e affidabile, per me naturalmente, è rappresentato dal modello di studio della Kinesiologia Applicata.

Questo metodo permette uno “studio della funzione”, in questo caso occlusale. Ci sono altri specialisti della postura, vedi ad esempio i dottori in “Chiropratica”, che la praticano per lo studio della funzione posturale (l’argomento è un po’ più complesso ma in generale l’approccio è questo).

Le domande che spesso mi pongo nell’affrontare casi protesici, gnatologici, ortodontici, riguardo la posizione della mandibola rispetto al mascellare superiore, sul piano antero-posteriore e/o sul piano orizzontale ( vedi le latero-deviazioni ), riguardo la dimensione verticale, trovano sempre risposta, ripeto sempre.

Questa serenità data dal Metodo mi permette sempre la gestione del caso clinico durante la fase che va dalla diagnosi alla fine del trattamento, passando attraverso tutte le fasi di aggiustamento e correzione delle terapie.
Dai casi clinici più semplici ai casi clinici più complessi , implanto-protesici, nei quali le coordinate occlusali le dobbiamo trovare noi e ce ne dobbiamo prendere la responsabilità. Sapere se e dove “alzare” l’occlusione , se e come modificare una “lateralità”, intercettare un corretto movimento di “protrusiva”, tanto per citare alcuni degli eventuali momenti di difficoltà di gestione della terapia, mi permette sempre di avere il controllo clinico del caso.

Cos’è la Kinesiologia Applicata?

Io la definisco “Metodo per decifrare Informazioni Neurologiche Criptate”:

  • le dimensioni verticali, destra e sinistra
  • entità della retrusione mandibolare
  • grado di protrusione mandibolare
  • entità della latero-deviazione mandibolare

Senza queste informazioni, in diagnosi, le terapie si rivelano inaffidabili, qualche volta il Bite funziona, qualche volta no, qualche volta la dimensione verticale è corretta, qualche volta una delle due dimensioni verticali è sbagliata ed allora ecco che compaiono problemi di occlusione da un lato, compreso la lateralità, e così via.

Se l’occlusione viene studiata con la Kinesiologia Applicata, allora ha un senso analizzare la relazione con la postura. Anche qui molto semplicemente il metodo consente di comprendere se il problema in bocca è responsabile del problema posturale.

Le risposte (informazioni decriptate) che possiamo ottenere sono due:

  • Si, allora il ripristino della funzione masticatoria migliorerà la disfunzione posturale (cervicalgia, cervico-brachialgia, lombosciatalgia , disturbi dell’equilibrio, ecc.)
  • No, il problema occlusale del paziente potrà essere curato e risolto ma la problematica posturale sarà di competenza di altri specialisti.

Caso clinico

Paziente di 40 anni, titolare di un’azienda che si occupa di giardinaggio, si rivolge al mio studio per un dolore cronico al tratto cervicale, avverte una ipomobilità del capo nel movimento di rotazione a sinistra, risentimento e limitazione al tratto lombare, soprattutto nel salire e scendere dalle macchine da lavoro.

Riferisce disturbi alla masticazione, ha la sensazione si strofinare i denti durante il riposo notturno.

La valutazione kinesiologica mette in evidenza una ridotta dimensione verticale, soprattutto la dimensione verticale di destra.

Terapia: dispositivo occlusale (non un BITE!)

Sempre mediante il metodo kinesiologico si rileva la chiave occlusale, cuore del lavoro, questa viene trasferita al laboratorio mediante le impronte in alginato e si procede alla costruzione del manufatto.

Una volta applicato in bocca al paziente, sull’arcata inferiore (mai superiore!), sempre col metodo kinesiologico viene bilanciato e funzionalizzato, eliminando le probabili interferenze.

La terapia, come spiego al paziente, non è la consegna del dispositivo.

L’obiettivo è il ripristino della funzione masticatoria che generalmente si ottiene dopo due/tre sedute di controllo indispensabili per l’eliminazione delle tutte le interferenze.

In questo caso, nel quale il forte disagio posturale accusato dal paziente è di origine masticatoria la risoluzione del problema occlusale ha determinato la risoluzione completa di tutti i sintomi al collo e alla schiena.

Ti sarai accorto che ho ripetuto più volte la parola “clinico”. Si, perché la Gnatologia e la Postura (faccio riferimento solo a problemi disfunzionali dei vari distretti corporei in esame) ancora oggi è pratica prevalentemente clinica, certo supportata da indagini radiologiche e strumentali ma sempre clinica, anzi superclinica.

Perché ancora oggi non esiste tecnologia che possa misurare il problema dell’occlusione e problemi posturali in modo inconfutabile.

La kinesiologia clinica permette al clinico di ottenere tutte le risposte possibili.

 

Il dottor Umberto Martino si racconta

La mia vita professionale, iniziata 25 anni fa come medico odontoiatra, è sempre stata caratterizzata dalla costante esigenza di approfondimento delle conoscenze e miglioramento delle tecniche odontoiatriche, ma ha subito un profondo rinnovamento a partire dall’anno 2000.

Infatti, a seguito dell’incontro con uno dei massimi esperti di kinesiologia, ho maturato la decisione di affiancare al percorso curriculare un nuovo cammino professionale che coniugasse la kinesiologia con l’odontoiatria al fine di affrontare e risolvere problemi occlusali e le patologie posturali croniche ricorrenti.

Il livello raggiunto di conoscenze, competenze ed esperienza mi hanno permesso di affermarmi sia come docente in ambito universitario sia come consulente specializzato:
· nella valutazione e nel trattamento dei problemi posturali ricorrenti in ambito Medicina Sportiva;
· nella diagnosi e nel trattamento dei traumi riportati dagli atleti professionisti del mondo del calcio, basket, automobilismo e motociclismo;
· in lavori di riabilitazione dell’occlusione, con un particolare interesse per i disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare e occluso-posturali associati.

Sapevi che un problema di cefalea ricorrente, cervicalgia , dolore ad una spalla, lombo-sciatalgia, disturbi dell’equilibrio e tanti altri sintomi possono essere la conseguenza di un problema di masticazione o di una malocclusione?

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