Chat with us, powered by LiveChat

In questo articolo vedremo cos’è e quanto è diffusa la frattura da fragilità e il ruolo fondamentale del fisioterapista nel suo trattamento.

Quanto è diffusa la frattura da fragilità?

L’International Osteoporosis Foundation presenta ogni anno i dati aggiornati sulla malattia osteoporosi e nel 2018 ci dicono che colpisce oltre 75 milioni di persone nel mondo. In Italia, in base ai dati più recenti, circa 4 milioni di persone soffrono di osteoporosi.

Dopo i 50 anni il rischio di fratture osteoporotiche è molto elevato; nel 2017, in Italia, sono state registrate oltre 560 mila fratture da fragilità. 

Si stima inoltre che nel 2030 aumenteranno di circa il 22%. La maggior parte delle persone a elevato rischio di frattura non viene adeguatamente trattata, perché la patologia è sotto-diagnosticata: anche dopo una frattura del femore, solo il 23% dei pazienti italiani riceve un trattamento farmacologico appropriato.

Di queste 3,2 milioni sono donne e circa 1 milione uomini. 

La conseguenza è che, a causa delle fratture da fragilità correlate all’osteoporosi, entro il 2030 la spesa annua a carico del SSN raggiungerà 11,9 miliardi di euro. Nonostante ciò il 77% dei pazienti in Italia non riceve alcun trattamento dopo la prima frattura, lasciando crescere esponenzialmente i problemi legati alla malattia.

Uno dei problemi più grandi legati all’osteoporosi è dato dalla disinformazione. 

Nonostante non sia possibile guarire, si può e si deve fare prevenzione e diagnosi precoce. Prima di vedere come il fisioterapista può intervenire in caso di frattura da fragilità, cerchiamo di comprendere la sua natura.

Cosa si intende con la frattura da fragilità?

La fragilità è uno stato di aumentata vulnerabilità del soggetto, con scarso adattamento a fattori di stress e conseguente incremento del rischio per eventi avversi, come le cadute e la morte. Le fratture da fragilità sono l’evento che conferisce rilevanza clinica all’osteoporosi. Le fratture da fragilità sono fratture che derivano da forze meccaniche che normalmente non provocherebbero una frattura, nota come trauma di basso livello (o ”bassa energia”). L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha quantificato la bassa energia come una forza equivalente ad una caduta da un’altezza pari allo stare in piedi o meno (circa 80 cm).

In che modo può intervenire il fisioterapista in caso di frattura da fragilità?

 La fisioterapia può svolgere un ruolo vitale nel percorso di cura delle persone dopo la frattura da fragilità. Questa comprende interventi di mobilizzazione precoce e prescrizione di programmi di esercizi strutturati. Tutto questo porta a massimizzare il recupero funzionale e ridurre il rischio di cadute e ulteriori fratture. Il trattamento fisioterapico si compone di alcune fasi necessarie. 

La prima ha come obiettivo il pieno recupero dell’articolarità, mediante esercizi sul controllo del dolore e movimenti di auto-mobilizzazione.

Invece nella seconda fase ci si preoccupa di rinforzare il tono muscolare della regione interessata dall’infortunio. Ad esempio nel caso di una frattura di femore: quadricipite, adduttori, glutei, flessori dell’anca, polpacci e muscoli del “core”. 

Vuoi sapere di più sul trattamento della frattura da fragilità? 

Per conoscere meglio la frattura da fragilità ed il suo trattamento, in particolare il ruolo del fisioterapista nella patologia scopri di più sul corso “Update in ortopedia e traumatologia”.