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L’artrosi rappresenta la patologia cronica più frequente nella popolazione ed è la seconda causa d’invalidità dopo le malattie cardiovascolari. Vediamo in questo articolo la coxartrosi e la gonartrosi ed il ruolo che il fisioterapista può avere nel loro trattamento.

Artrosi: quali sono le reali cause?

Spesso sentiamo dire che esiste una correlazione tra l’uso dell’articolazione, l’età e lo sviluppo della degenerazione articolare: ebbene, non è stato mai dimostrato che l’utilizzo dell’articolazione durante la vita (“normal life-long joint use”) causi la degenerazione articolare.

C’è un crescente consenso sul fatto che l’artrosi non è il risultato di un processo che colpisce solo le articolazioni, ma piuttosto deriva da un numero di condizioni distinte, ciascuna associata a fattori eziologici unici e possibili trattamenti che condividono un finale comune.

Questa patologia si può manifestare in tutte le articolazioni che presentano una membrana sinoviale, ma la localizzazione più frequente è a carico del ginocchio, colpendo 2/1000 adulti, e a carico dell’anca, con un’incidenza di 0.5/1000 adulti.

Coxartrosi e trattamenti non farmacologici

Forti evidenze supportano l’uso della terapia fisica come trattamento per migliorare la funzione e alleviare il dolore nei pazienti con sintomi lievi o moderati di coxartrosi. L’obiettivo è il recupero del tono-trofismo muscolare e del movimento, anche con idro-kinesiterapia, controllo del peso ed educazione del paziente. Le conclusioni di recenti studi clinici dimostrano che questi trattamenti possono posticipare l’intervento protesico.

Un certo rilievo va dato anche all’uso di ausili come i bastoni canadesi o i deambulatori. Usando un bastone dal lato controlaterale si riduce una certa quantità della forza che grava sull’anca interessata. Il bastone scarica il 15% del peso ma riduce del 50% le forze di contatto articolari.

Qualche indicazione trova anche la terapia infiltrativa, con forti evidenze per l’uso di corticosteroidi, eseguita con guida ecografica.

Gonartrosi e trattamenti conservativi

La gonartrosi è in genere il risultato di usura e progressiva perdita di cartilagine articolare che può interessare i tre compartimenti del ginocchio.

Quando questa patologia diventa sintomatica, in circa 10-15 anni dall’insorgenza finisce per limitare le abituali attività quotidiane. La gonartrosi è in genere una malattia progressiva che può portare alla disabilità.

Il trattamento dell’osteoartrosi del ginocchio può essere suddiviso in conservativo e chirurgico. Il trattamento iniziale è sempre conservativo e, quando queste terapie non sono più efficaci, si passa al trattamento chirurgico.

Una vasta gamma di modalità non chirurgiche per il trattamento dell’artrosi del ginocchio non altera il processo patologico di base, ma possono ridurre sostanzialmente il dolore e la disabilità. Il trattamento conservativo è riservato a paziente con stadio di Kellgren-Lawrence tra 1 e 3, considerati stadi iniziali di gonartrosi.

Coxartrosi e gonartrosi: il ruolo del fisioterapista

Al momento attuale la coxartrosi e la gonartrosi sono condizioni per le quali non esistono trattamenti specifici, ma solo trattamenti sintomatici. Ciò significa che è impossibile guarire da queste patologie, ma è possibile alleviarne i sintomi. Gli scopi principali dei trattamenti sintomatici per queste due forme artrosiche sono:

ridurre il dolore durante l’utilizzo delle anche e delle ginocchia (quindi durante i movimenti di flessione della gamba o di estensione);

ristabilire una parte della mobilità articolare di cui sono provviste, normalmente, le due articolazioni.

Il fisioterapista: un ruolo importante nel trattamento di natura conservativa della coxartrosi e della gonartrosi

Il lavoro del fisioterapista, quindi, consiste nel dare precedenza ai trattamenti sintomatici di natura conservativa: gli esercizi di fisioterapia sono finalizzati a rinforzare i muscoli degli arti inferiori (coscia in particolare) nonché ad aumentare la mobilità articolare del ginocchio e dell’anca.

Una muscolatura della coscia più forte alleggerisce il carico del peso corporeo sulle articolazioni, con enormi giovamenti per queste ultime.

Il lavoro legato all’esercizio fisico, negli ultimi anni è divenuto un approccio fondamentale per le patologie in questione, come si può anche evincere dalla letteratura attuale, nella quale attraverso studi specifici viene dimostrata una stretta correlazione tra il movimento fisico e il rilascio, da parte del cervello, di endorfine paragonabili ad alcune sostanze oppioidi, che vanno ad agire sia a livello centrale sia periferico sui modulatori del dolore.

I risultati degli esercizi finalizzati all’ipoalgesia sono caratterizzati dalla riduzione della soglia del dolore, anche a bassa intensità di esercizio fisico e dalla sua migliore tolleranza.

In questi pazienti l’esercizio è efficace per ridurre il dolore e migliorare la funzionalità, indipendentemente da fattori quali età, severità della patologia, dolore o livello funzionale iniziali. È importante rassicurare i pazienti affinché comprendano che l’artrosi è una patologia degenerativa e che il disagio o il dolore, avvertiti durante l’esercizio, non sono indicativi di ulteriori danni articolari.

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