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Quali sono le conseguenze dell’allettamento?

Il paziente cronico interessa più figure professionali che, se lavorano in sinergia, sono in grado di gestire al meglio questa tipologia di paziente. Proprio a questo lavoro sinergico è dedicato il nostro corso “L’approccio multidisciplinare al paziente cronico”, accreditato per 25 ECM. Vediamo quali sono le conseguenze più frequenti dell’allettamento nell’articolo tratto proprio dal nostro corso. 

LA SITUAZIONE DI ALLETTAMENTO

 Per capire quali sono le conseguenze dell’allettamento dobbiamo innanzitutto parlare della sindrome da allettamento, che si può manifestare anche solo dopo 2 o 3 settimane di riposo a letto.

Questo periodo è quello dove il paziente presenta i disturbi relativi alla patologia di base più i sintomi legati all’inattività fisica ed alla protratta postura supina.

Le manifestazioni e le cause sono riconducibili a tutti gli apparati e le funzioni, vediamo di seguito le più frequenti. 

 

DISTURBI LEGATI ALL’APPARATO SCHELETRICO, MUSCOLARE  E TEGUMENTARIO

Le conseguenze dell’allettamento sono riscontrabili, innanzitutto, nei disturbi legati al problema del mancato movimento sul corpo e coinvolgono diversi apparati:

Apparato muscolare: la perdita di forza muscolare dopo alcuni giorni di allettamento è un’esperienza comune ed evidente anche dopo brevi riduzioni di mobilità anche nel giovane.

I muscoli, a causa dell’inattività e dell’immobilizzazione, non solo perdono forza ma vanno incontro a un processo di ipo-atrofia (riduzione delle dimensioni). Questa situazione può portare a una perdita della massa muscolare del 50% già dopo poche settimane.

Apparato osteoarticolare: la scarsa motilità articolare, alla lunga, determina vere e proprie deformità articolari con riduzione della mobilità sino all’anchilosi e alla “posizione fetale”. Abbiamo inoltre alterazioni del metabolismo osseo con osteoporosi e maggiore propensione alle fratture, anche spontanee.

Apparato cutaneo: la cute, sottoposta a forze di pressione,
stiramento, trazione e macerazione, si può gravemente compromettere, dando origine alle piaghe (o ulcere) da decubito.

 

PROBLEMI LEGATI ALLO SMALTIMENTO DELLE SCORIE METABOLICHE 

Oltre ai problemi che l’allettamento causa a livello scheletrico, muscolare e cutaneo, dobbiamo tenere in considerazione che un minore movimento significa anche minore smaltimento di tossine. Vediamo i problemi che ne derivano e che apparati e sistemi interessano: 

Apparato digerente: difficoltà ad alimentarsi con disturbi della deglutizione, rallentamento delle funzioni digestive, coprostasi, alterazioni “paradosse” dell’alvo.

Sistema urinario: l’incontinenza e ritenzione urinaria con incremento del il rischio di infezioni delle vie urinarie. infatti è frequente il posizionamento di cateteri vescicali che, paradossalmente, favoriscono le infezioni delle vie urinarie.

Apparato respiratorio: riduzione della capacità respiratoria da ridotta escursione del diaframma, difficoltà alla espettorazione con ristagno di secreti bronchiale che favoriscono le sovrainfezioni (bronchiti e polmoniti).

Aspetti metabolici: malnutrizione e ipoalimentazione, accompagnati da eventuali effetti sfavorevoli delle poli-terapie, sono alla base di molti eventi che rendono il paziente fragile ipomobile o allettato più “vulnerabile”. Questo porta ad una conseguente elevata suscettibilità a sviluppare malattie acute, che si possono esprimere con quadri clinici anche atipici.

 

PROBLEMI LEGATI ALL’IMMOBILITA’: CIRCOLAZIONE E PSICHE

Lo stato di immobilità, infine, comporta naturalmente anche dei problemi a livello cardiovascolare ed interessa notevolmente il lato psicologico.  

Apparato cardiovascolare: con ridistribuzione del flusso ematico, ridotta resistenza cardiaca al lavoro e stasi venosa. Ne consegue una intolleranza alle variazioni posturali con ipotensione ortostatica e tendenza alle cadute.

Sistema nervoso centrale: l’allettamento determina apatia, scarso interesse verso sé, gli altri e tutto ciò che ci circonda. Inoltre si possono verificare perdita dell’appetito, della memoria, dell’orientamento temporo-spaziale e tendenza alla depressione. Spesso compaiono l’ansia, agitazione, confusione e disorientamento.

Non possiamo negare che l’invecchiamento della popolazione comporti una serie di problematiche emergenti che coinvolgono sia il versante sanitario che sociale. La domanda di salute aumenta, ma le disponibilità economiche diminuiscono.

La famiglia dovrà necessariamente tornare ad occupare parte dei territori abbandonati dall’assistenza pubblica, correlati agli aspetti della fragilità sociale.

L’abbandono dell’anziano è conseguenza di riduzione delle capacità fisiche e mentali, a loro volta bacino di patologie. Un circolo vizioso che forse potrebbe essere evitato con una maggiore consapevolezza della necessità, oltre che dell’indubbia utilità, del coinvolgimento nella vita sociale e soprattutto familiare dei nostri anziani.

Per capire meglio che parte può avere lo specialista nel supporto dell’anziano e, più in generale, del paziente cronico, abbiamo creato il corso “L’approccio multidisciplinare al paziente cronico”, accreditato per 25 ECM: scarica gratuitamente il primo modulo cliccando sul pulsante qui sotto. 

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